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genocidio

Presidio davanti all’Ordine dei Medici di Roma per denunciare la strage di sanitari a Gaza

Come Sanitari per Gaza e BDS ieri abbiamo partecipato alla giornata di mobilitazione nazionale per sollevare la questione del Genocidio a Gaza e del “Sanitaricidio”. Brutta parola, ma che definisce bene la condizione verificatasi a Gaza con 1.086 sanitari uccisi dall’esercito israeliano sotto la guida di un governo di sionisti.

Ebbene, si era deciso di andare sotto i vari Ordini a leggere i nomi dei sanitari uccisi, ma causa tempo inclemente, ci siamo recati solo sotto l’Ordine dei Medici di Roma, il più grande d’Italia, che conta più di 45.000 iscritti fra medici ancora in servizio e medici in quiescenza.

Abbiamo fatto tutto in regola, andando in Questura  con la corretta comunicazione su quello che intendevamo fare. Poi la sorpresa: il presidente dell’Ordine ci fa trovare il cancello chiuso, anche se era una giornata lavorativa. L’Ordine infatti dovrebbe essere aperto il venerdì mattina dalle 9:00 alle 13:00.

Ma cosa temevano? Ma davvero veniamo trattati così noi medici sensibili e impegnati, che cerchiamo di portare la voce dei nostri colleghi palestinesi uccisi, torturati, umiliati dell’entità sionista- nazistoide e lasciati soli da chi dovrebbe tutelarli?

Ci hanno chiuso il cancello in faccia, impedendoci di entrare in quella che è la casa di tutti i medici, non di chi si appoltrona e ci rimane a vita con vari intrallazzi. È la casa di tutti i medici che pagano le tasse, nonché l’iscrizione all’Ordine e pure gli stipendi degli amministrativi che ci stanno dentro! Poi però si lavano la coscienza esponendo lo striscione  BASTA VIOLENZA AI MEDICI!

Ma possibile non si capisca che la prima violenza la fanno le cosiddette istituzioni non prendendo mai posizione chiare a difesa del personale sanitario contro ogni forma di ingiustizia?

E quella di ieri, facendoci trovare il cancello chiuso, è l’ennesima ingiustizia nei confronti dei medici e soprattutto nei confronti dei nostri colleghi palestinesi uccisi facendosi beffa degli articoli 18, 20 e 21 della Convenzione di Ginevra.

Personalmente sono rimasta sconcertata e addolorata, registrando questo ennesimo episodio di indifferenza.

Chiedo ancora una volta a tutti i colleghi di non voltarsi dall’altra parte, ma di essere solidali con i sanitari palestinesi e di mostrare quella sensibilità che le istituzioni non hanno mostrato finora!

Non basta un comunicato generico sul Cessate il Fuoco, se davvero vogliamo porre fine alle guerre e in particolare al genocidio del popolo palestinese!

Noi che studiamo una vita per salvare vite non possiamo accettare che ci sia gente che invece imbraccia il fucile o preme bottoni per distruggere l’umanità.

Lavoriamo per difendere tutti i popoli oppressi,  lavoriamo per chiedere il disarmo e usare quei miliardi per il benessere dei popoli.

 

Francesca Anna Perri