Salta al contenuto principale

Salute

Ultima Generazione al Macdonald’s di Varese

ULTIMA GENERAZIONE: VARESE, IN AZIONE AL MCDONALD’S

Volantini per denunciare un sistema di sfruttamento del lavoro e distruzione della terra

Varese, 24 marzo 2025 – Oggi, alle ore 13.30 in via Giuseppe Bolchini, cinque persone aderenti alla campagna Il Giusto Prezzo di Ultima Generazione, sono entrate presso il ristorante McDonald’s Varese Stadio.

Le persone hanno aperto degli striscioni con scritto Il Giusto Prezzo e Ultima Generazione e distribuito volantini, per presentare la nuova campagna il “Giusto Prezzo”, parlare con i clienti del fast food e denunciare i danni ecologici e di salute che causa il sistema alimentare e di sfruttamento del lavoro promosso da McDonald’s e da Inalca (azienda italiana di produzione di carne che collabora con la multinazionale statunitense).

Sul posto è intervenuta la polizia che ha identificato i partecipanti.

RISPONDIAMO ALLA PROPOSTA DEL PROF BURIONI

Un lavoratore di McDonald’s percepisce un salario di 6,50 € l’ora.
Un compenso ridicolo rispetto alla fatica e ai ritmi massacranti che deve affrontare ogni giorno.

Ma forse questo il professor Burioni, che dopo la nostra azione da Cracco ci invita con sdegno a protestare da McDonald’s, non lo sa.

Curioso poi che un uomo di scienza sembri suggerire McDonald’s come soluzione per le famiglie italiane, ignorando il fatto che parliamo di cibo ultra-processato, pieno di aromi sintetici, studiato per creare dipendenza e prodotto da un sistema che devasta l’ambiente.

Deforestazione, allevamenti intensivi, spreco di risorse: tutto per continuare a vendere hamburger a basso costo a discapito del pianeta.
Diteci, professore, è una nuova linea guida nutrizionale o solo un consiglio su dove stare zitti e buoni?

Paolo, 23 anni, cuoco locale ed ex dipendente di McDonald’s, ha dichiarato: Noi chiediamo un Giusto Prezzo per loro, che lavorano duramente per preparare i pasti di McDonald’s e vengono ripagati con appena 6,50 € all’ora.
Un compenso miserabile rispetto ai ritmi estenuanti e alla fatica che sopportano ogni giorno. Dov’è la giustizia in questo? E non sono solo loro.

Dietro il bancone c’è un’intera filiera di lavoratori sfruttati, invisibili, senza diritti, che rendono possibile questa produzione di massa. Un sistema che calpesta le persone e ci vende cibo che ci fa ammalare.

Ma allora, qual è il vero prezzo di tutto questo? Non esiste un “giusto prezzo” per la nostra salute fisica e mentale, giusto?!

TRE EURO E NOVANTA PER UN PASTO DA MCDONALD’S NON SONO UN GIUSTO PREZZO

E’ stata questa la campagna della multinazionale americana dal 19 febbraio al 18 marzo scorso.
Ma quello di McDonald’s è un cibo che fa ammalare di obesità e di diabete, prodotto con lo sfruttamento delle risorse naturali, dei grandi allevamenti intensivi con enormi emissioni di CO2, dei lavoratori del settore agricolo in tutto il pianeta.

LA CAMPAGNA “IL GIUSTO PREZZO”

Viviamo in un mondo distorto, avvolto in una totale illusione di abbondanza.
Passeggiando tra le luci dei supermercati, con scaffali traboccanti e frutti perfetti, nessuno vede cosa si nasconde dietro: eventi climatici estremi che distruggono i raccolti, case, vite, e piccoli agricoltori schiacciati da prezzi imposti, debiti e regole scritte per avvantaggiare solo la grande distribuzione organizzata, l’agribusiness e i manager delle multinazionali.
Per questo, la crisi climatica è sempre più spesso sinonimo di chiusura della propria azienda. Dall’altra parte, le famiglie italiane vedono i prezzi dei beni e servizi essenziali salire inesorabilmente, mentre i salari sono fermi da anni.

COSA CHIEDIAMO?

PROTEGGERE I RACCOLTI: L’agricoltura italiana sta affrontando una crisi senza precedenti.
Siccità, ondate di calore, grandinate e alluvioni devastano i campi, compromettendo raccolti e coltivazioni.
Dobbiamo proteggere i raccolti e, per farlo, è necessario promuovere una transizione verso un nuovo sistema agricolo che sia resiliente e sostenibile economicamente ed ecologicamente.

AGGIUSTARE I PREZZI: Il costo degli alimenti nei supermercati sta diventando insostenibile, mentre ai produttori arriva solo una minima parte del prezzo finale.
Chiediamo alle Istituzioni di intervenire immediatamente per garantire un giusto prezzo al cibo, equo per chi compra e per chi produce.

FAR PAGARE I RESPONSABILI: Chi rompe paga.
Vogliamo che a finanziare questa transizione verso un sistema agricolo più sostenibile non siano le nostre tasse ma siano, piuttosto, gli extraprofitti dei reali responsabili della crisi attuale – la finanza, la GDO, i top manager delle multinazionali del cibo e l’industria del fossile.

Ultima Generazione

Inceneritore Montello Spa, Paola Pollini: “Presentata nuova interrogazione alla giunta regionale”

Ho presentato una nuova  interrogazione, alla Giunta regionale, sul progetto del nuovo impianto di incenerimento di rifiuti presentato dalla società Montello Spa, già operativa nel settore del trattamento e riciclo dei rifiuti in provincia di Bergamo. Le criticità sollevate sono molteplici e tutte dovrebbero portare ad un deciso, quanto ovvio, rigetto del progetto da parte degli enti interessati. In primo luogo sul sito in questione è presente un “criterio ostativo” relativamente alle fasce di rispetto ai territori di pregio delle produzioni DOC e DOCG, che per legge costituiscono aree “non idonee” alla localizzazione di impianti di smaltimento di rifiuti, come è l’impianto di termovalorizzazione proposto dalla società.
Inoltre, il sito risulta confinante con il PLIS dei Castelli del Tomenone, oltre che a due aree caratterizzate da elementi di secondo livello della Rete ecologica regionale: a nord il PLIS delle Valli d’Argon e a sud un contesto di elevata naturalità costituito da paesaggio collinare debolmente antropizzato con presenza di versanti boscati.
Senza dimenticare che il Piano Regionale dei Rifiuti afferma che la Lombardia, e soprattutto i lombardi, non abbiano bisogno di nuovi inceneritori perché quelli già esistenti (dodici) necessitano di importare rifiuti da fuori regione per poter funzionare. Di conseguenza, la realizzazione del 13esimo inceneritore, significherebbe non lo spegnimento di un altro bensì l’aumento dell’import di rifiuti, confermando per la Lombardia in non ambito titolo di pattumiera d’Italia.
Se tutto ciò non bastasse, basterebbe che la provincia di Bergamo attivasse la procedura prevista da una recente norma regionale, che chiamerò “Ecowatt” dal nome dell’inceneritore sulla quale è stata costruita e che si trova in provincia di Lodi. La norma prevede che tutti gli iter di autorizzazione di nuovi inceneritori, o di potenziamento di esistenti, siano sospesi fin tanto che Regione non approva una delibera contenente nuovi criteri localizzativi e comunque non oltre il 31 ottobre.
La delibera dovrebbe raccogliere le osservazioni formulate dalle Province che intendono tutelare i propri territori oggetto di richiesta di realizzazione di nuovi inceneritori, come quello della Montello, o di potenziamento di esistenti come quello della “Ecowatt” nel lodigiano. L’effetto è un immediato stop della procedura autorizzativa che potrebbe, anche da solo, essere sufficiente per far desistere il proponente dal voler proseguire nell’iter che, salvo nuovi criteri escludenti, dovrebbe comunque ricominciare dopo il 31 ottobre.
Se la norma fosse effettivamente applicabile al caso in questione, la Conferenza di Servizi del prossimo 21 maggio dovrebbe chiudersi in pochi minuti, stabilendo la sospensione dell’iter autorizzativo e un aggiornamento a dopo il 31 ottobre.
Paola Pollini, MoVimento 5 Stelle

Redazione Sebino Franciacorta

Sardegna: per la Rete Pratobello 24, il servizio di PresaDiretta sulla transizione energetica è una narrazione di stampo neo-coloniale

Pubblichiamo integralmente la lettera della Rete Pratobello 24 indirizzata a PresaDiretta.
Gentilissimi amici di PresaDiretta,

abbiamo assistito con amarezza e sgomento al vostro ampio servizio sulla transizione energetica in Sardegna.

La fama di reporter e l’ampio contributo dato, finora, al giornalismo d’inchiesta in Italia, ha oggi esibito il volto ignobile di quella che a stento possiamo definire “informazione”, per di più pubblica.

Una narrazione tendenziale, pretestuosa, incompleta e viziata da una visione neo-coloniale, assolutamente sprezzante del diritto all’autodeterminazione del nostro Popolo.

Il primo aspetto che dobbiamo doverosamente sottolineare è che i Comitati sono nati spontaneamente nei territori interessati dai progetti e non, come da voi sostenuto, sulla scia di una narrazione mediatica tossica.

Come avete ben sottolineato, in Sardegna si è creata una situazione in cui vi è un’inflazione spaventosa di proposte progettuali. Allo stato attuale, non è dato sapere ai sardi quali e quanti di questi progetti saranno realizzati.

Le nostre comunità sono rimaste semplicemente sbigottite dalle caratteristiche oggettive di questi progetti i quali, nella loro generalità, non hanno tenuto minimamente conto delle caratteristiche del territorio, delle sue vocazioni, delle condizioni della rete elettrica locale, delle attività economiche preesistenti e delle emergenze archeologiche presenti.

Grave carenza del vostro reportage è il fatto di non citare minimamente tale aspetto, come se la Sardegna non possedesse una ruralità geologicamente e paesaggisticamente unica, caratterizzata dalla più alta densità di siti archeologici al Mondo.

Anche il confronto con la Cina lascia a dir poco sbigottiti. Oggi la Repubblica Popolare, in base ai propri consumi, produce il 36% da FER, mentre la Sardegna ne produce oltre il 43%. Ma, a differenza del gigante asiatico, la Sardegna ha i consumi industriali e civili in calo, e dunque anche le emissioni, mentre la Cina necessità della continua costruzione di nuove centrali a carbone per poter alimentare l’aumento sostenuto dei propri consumi.

Il fatto che questo dato, così elementare e immediato, sia, più o meno volontariamente, sfuggito a “presunti” professionisti dell’informazione, determina un’ulteriore verità disattesa, della quale vi rendiamo edotti: la Sardegna non è il deserto delle rinnovabili. Tutt’altro. Produce, infatti, quasi 2000 GWh attraverso più di 1200 torri eoliche, un contributo ampio e significativo. Altri 1400 GWh derivano dal fotovoltaico, mentre quasi 300 dall’idroelettrico.

Anche il confronto con la situazione pugliese, subito seguito alla descrizione paternalistica di una Sardegna schiava della menzogna e impermeabile alla modernità, non coglie il reale sforzo fatto finora dall’Isola per ridurre le emissioni sulla base dei propri consumi: la quota di energia green prodotta per ogni pugliese non è infatti dissimile da quella prodotta per ogni sardo, differenziandosi per soli 327 kwh pro capite.

Ma gli sforzi fatti finora dalla Sardegna in termini di produzione percentuale da fonti rinnovabili in base ai propri consumi, emergono in tutta la loro portata se facciamo un confronto con le Regioni energivore del Centro-Nord: la Lombardia non raggiunge il 20% di produzione FER rispetto ai propri consumi, percentuale superata di poco da Veneto ed Emilia Romagna. Tra le grandi Regioni popolose, solo il Piemonte e la Toscana superano il 30%, ma non di certo grazie agli impianti eolici o fotovoltaici. La prima può contare su una vasta produzione idroelettrica, mentre la seconda ha l’unicum italiano del geotermico (dati Terna 2022).

Stentiamo dunque a capire come mai sia necessario per Voi additare la Sardegna come cenerentola delle rinnovabili in Italia.

É vero che la Sardegna ospita due centrali a carbone e una gigantesca raffineria che produce energia attraverso gli scarti della lavorazione, ma questo, gentile Iacona, non è il frutto di un processo storico decisionale, democratico e capillare, ma della vecchia imposizione centralista nazionale, che secondo Lei dovrebbe animare anche il processo della transizione, attuandolo in tal modo estromettendo e ridimensionando le Istituzioni regionali e locali, e umiliando le nostre prerogative autonomistiche.

In cambio di queste desuete servitù industriali, noi sardi abbiamo ricevuto la bolletta elettrica più salata d’Italia, intere aree dell’Isola inquinate permanentemente, e un tasso di malattie genetiche spaventosamente elevato.

Per queste ragioni riteniamo pretestuoso e offensivo citare le vecchie e sofferte servitù come l’alibi per introdurne di nuove.

Anche se vi siete ben guardati dall’intervistare i promotori, abbiamo notato con piacere che non avete potuto fare a meno di citare la proposta di legge di iniziativa popolare Pratobello 24, sottoscritta da oltre 210.000 sardi. Un risultato di democrazia partecipata senza eguali in Italia e non solo.

Ci sorge una domanda spontanea, dopo aver osservato la vostra trasmissione dal banco degli imputati: l’avete letto il testo della Pratobello 24?

Si direbbe di no, visto che avete omesso tutta la parte propositiva in termini di transizione energetica in Sardegna. Diversamente da quanto riferito, i nostri Comitati non sono contrari alla transizione energetica, che ritengono invece necessaria e opportuna.

Ciò che ci differenzia dagli speculatori è la modalità: loro vorrebbero industrializzare massivamente la nostra ruralità, con il solo scopo del guadagno rapido e dell’incasso degli incentivi; noi vogliamo pannellizzare democraticamente le superfici già cementificate, bitumizzate e impermeabilizzate, a esclusivo vantaggio delle famiglie sarde e delle nostre attività economiche. Loro vorrebbero “rubare” a basso costo il nostro vento e il nostro sole per esportare l’energia prodotta verso il Centro-Nord energivoro; noi, in ossequio a tutta la letteratura normativa pre-Draghi, vogliamo raggiungere gli obbiettivi Europei per la transizione al 2030 calibrandola sulla base delle nostre peculiarità paesaggistiche e sulle nostre necessità di consumo.

Per raggiungere questo obbiettivo alla Sardegna basterebbe installare 2,5GW da fonte rinnovabile, cosa che possiamo fare senza aprire le porte alle multinazionali, senza distruggere il paesaggio, senza consumare ulteriore suolo fertile.

E, cari amici di Presa Diretta, quando la Sardegna sarà padrona del processo, e sarà chiaro ai sardi quanto vantaggiosa sia una transizione democratica anti-speculativa, forse potremo fare anche qualcosa di più, ma solo alle nostre condizioni e attraverso processi decisionali trasparenti e partecipati.

Abbiamo sempre sognato la transizione energetica ed ecologica come un grande processo complessivo di innovazione democratica e tecnologica. Ci troviamo invece davanti ad un incubo distopico nel quale la Sardegna rischia di diventare il Delta del Niger dell’energia eolica e solare.

Non accetteremo mai, dunque, il sottinteso che ha segnato dall’inizio alla fine il vostro reportage, ovvero il fatto che i sardi siano una popolazione priva di discernimento, preda delle fake-news, contraria alla decarbonizzazione, pronta ad atti vandalici (che nessuno ha mai rivendicato) simili al luddismo, contro una tecnologia descritta come priva di difetti, la cui unica colpa è quella di trovarsi in un vasto spazio ventoso e irradiato, ricco di terre “abbandonate” e con le servitù militari più grandi d’Europa.

Ricordatevi che quelle terre sono le nostre, vi affonda le sue radici un popolo antico che merita rispetto, e che se sarà lasciato libero di decidere senza ulteriori vessazioni, saprà raggiungere gli obbiettivi auspicati senza traumi, contribuendo per propria parte e sulla base dei propri consumi ad una trasformazione necessaria che noi pretendiamo sia anche giusta.

Se riterrete di dover approfondire i temi da noi sollevati in questa lettera, cosa che auspichiamo, sapete dove trovarci e sarete come sempre accolti con rispetto e approccio costruttivo.

Rete Pratobello 24 – Un Popolo in Marcia
Sardegna

Coro e Bentu – Comitato del Marghine contro la devastazione del territorio e la speculazione energetica
Gruppo Libera Terra – Nuoro
Comitato Sarcidano Difesa Territoriale
Comitadu pro sa Nurra
Sa Domo de Totus – Sassari
Coordinamento Ogliastra Pratobello24
Bentu de Libertadi – Cagliari
Coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica
Comitato difesa del Territorio – Uta
Gru.T.Te.s Gruppo Tutela Territorio Sardo – Oristano
Sardigna no est colonia – Coord. per la Difesa del territorio di Sinnai, Settimo S.P. e Maracalagonis
Nuova Resistenza per la Terra Sarda –  Alghero
Bassa Baronia contro la speculazione energetica
Comitato per la difesa del territorio del Parteolla Gerrei
Comitato Orani Stop speculazione energetica
Bentu e soli – Comitato in Difesa del Territorio Sardo – Villamassargia
Ventu Hontrariu – Orgosolo
Comitato di difesa del territorio No Tyrrhenian Link – Selargius
Oliena contro la speculazione energetica in Sardegna
Entulendhe – Gruppo del Nurkara contro la speculazione energetica – Pozzomaggiore
Comitato Difesa Territorio Capoterra
Assemblea Alta Baronia
Gruppo Karalis – Pirri
Comitato Logudoro Monteacuto

 

Redazione Sardigna

Sanità, Nursing Up: “Diritto al pasto non si nega”. Sentenza condanna Ospedale San Giovanni Addolorata

Sentenza storica a tutela degli infermieri turnisti: l’azienda dovrà risarcire il danno patrimoniale per  migliaia di euro.

ROMA 28 MARZO 2025 – Una sentenza destinata a fare scuola. Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato da numerosi infermieri dell’Ospedale San Giovanni Addolorata, difesi dall’avvocato Bartolo Mancuso e sostenuti dal sindacato Nursing Up, riconoscendo il diritto al buono pasto sostitutivo nei turni superiori alle sei ore quando l’accesso alla mensa è impossibile.

Per anni questi professionisti hanno prestato servizio in orari notturni o in fasce escluse dal servizio mensa, spesso senza possibilità di pausa. In cambio, nessun pasto, nessun buono, solo silenzio e indifferenza. Il giudice ha messo la parola fine a questa ingiustizia: l’ospedale dovrà risarcire oltre 12mila euro agli infermieri, a titolo di danno patrimoniale.

“È una vittoria non solo economica, ma morale. Finalmente si riafferma che i diritti dei lavoratori non si sospendono di notte!”, dichiara il Nursing Up.

Una battaglia vinta, un precedente per tutti gli ospedali italiani

La sentenza riconosce che anche i lavoratori turnisti hanno diritto alla pausa prevista dalla legge e al pasto, che sia erogato in mensa o in forma sostitutiva. Un principio valido in ogni ospedale da Nord a Sud.

“Il diritto al recupero psicofisico non è un favore: è un obbligo di legge e una tutela per la sicurezza di pazienti e operatori sanitari”, prosegue il sindacato.

Nursing Up: basta zone grigie, i diritti non fanno turni

Nursing Up continuerà a difendere con forza tutti gli infermieri, ostetriche e professionisti sanitari ex legge 43/2006, troppo spesso dimenticati nei corridoi degli ospedali durante i turni più duri. Nessuno deve più scegliere tra il diritto alla salute e il dovere di assistere.

“Questa è la nostra missione: difendere chi cura. E non ci fermeremo qui.”, conclude il Nursing Up.

UFFICIO STAMPA SINDACATO NURSING UP

Redazione Italia

Tumori, l’umanizzazione delle cure fa bene anche ai medici. CIPOMO: “Possibile antidoto contro burnout e aggressioni”

Oggi e domani a Piacenza la seconda edizione di “Humanities in Oncology” la scuola del Collegio dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO).

La capacità  di orientare  le cure alla persona non è una dote innata, ma è frutto di specifici percorsi formativi, oggi purtroppo ancora molto scarsi in Italia. Acquisire quell’insieme di competenze comunicative relazionali e umane necessarie significa, non solo migliorare la qualità delle cure offerte al paziente, ma anche proteggersi dai rischi insiti nella professione del medico.

Piacenza, venerdì 28 marzo 2025 – L’umanizzazione delle cure fa tanto bene ai pazienti quanto ai medici. Se infatti da un lato può migliorare l’aderenza ai trattamenti, nonché alleviare il dolore fisico e psichico di chi è in cura, dall’altro lato aiuta i medici a proteggersi dal burnout, contrastando lo stress e la frustrazione. Senza contare i benefici per una  relazione medico-paziente e per un più generale rapporto tra operatori sanitari e utenti che, negli ultimi anni, è diventato sempre più difficile e complesso, fino a generare in alcuni casi episodi di aggressione,  balzati agli onori della cronaca. Il Collegio dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) torna dunque di nuovo a puntare i riflettori sull’umanizzazione delle cure, con la seconda edizione della scuola “Humanities in Oncology”, prima in Italia e una delle prime in Europa rivolta ai medici oncologi, tesa a creare una connessione tra l’oncologia, le scienze umane applicate in medicina e l’addestramento alla comunicazione. La scuola apre oggi i battenti a Piacenza, grazie anche al sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

Alla luce del gradimento rilevato e dei risultati emersi al termine della prima edizione pilota 2024 a cui hanno partecipato  21 oncologi rappresentativi delle diverse realtà regionali del Paese – afferma Luisa Fioretto, presidente CIPOMO, socio fondatore della scuola, direttore del Dipartimento Oncologico dell’Azienda Sanitaria Toscana Centro–.  siamo ancora più convinti di proseguire con la seconda edizione lungo la strada intrapresa. Nell’ambito dell’ampio tema dell’umanizzazione delle cure, tema ricorrente e sempre più attuale, la nostra scuola intende fornire un concreto contributo al passaggio da una concezione del malato come mero portatore di una patologia ad una concezione del malato come persona, con i suoi sentimenti, le sue conoscenze, le sue convinzioni rispetto al proprio stato di salute”.     

In questo contesto, imparare a umanizzare le cure è fondamentale non solo per il paziente, ma anche per il medico, che può così ridurre lo stress e il rischio di burnout. “Si tratta di un approccio all’oncologia, e alla medicina in generale, che può avere grandi vantaggi anche per il medico che impara ad adottarlo e a farlo proprio – racconta Luigi Cavanna, past president CIPOMO e socio fondatore della scuola  –. Umanizzare le cure, infatti, non è una dote innata ma è frutto di specifici percorsi formativi, tuttavia, in Italia, la formazione in questo ambito è ancora carente”. 

“Una lacuna a cui la nostra scuola vuole porre rimedio – prosegue Alberto Scannipresidente emerito CIPOMO e socio fondatore della scuola –. Il suo obiettivo è infatti quello di favorire l’apprendimento degli oncologi di quell’insieme di competenze comunicative, relazionali e umane necessarie nella professione. Sono competenze che restano spesso al di fuori dei normali percorsi formativi universitari e post-universitari”. 

La Scuola di CIPOMO integra due ambiti solitamente distinti nella formazione sanitaria: le Medical Humanities e la Comunicazione in Oncologia. Inoltre, presenta una formazione esperienziale in cui non ci si limita a trasferire competenze o tecniche, ma si vuole allenare la capacità degli oncologi a monitorare e gestire la relazione con pazienti, familiari e colleghi.

“La comprensione dell’assetto motivazionale con cui oncologo e paziente affrontano le loro interazioni plasma la loro possibilità di collaborare e perseguire obiettivi comuni – dichiara nella sua introduzione alle lezioni Fabio Monticelli, psichiatra e psicoterapeuta, presidente della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC) –. Se il medico riesce a cogliere la motivazione di bisogno di protezione del paziente in tempo reale (tralasciando modalità a volte difensive) sarà in grado di rispondere in prima battuta alla ricerca di cura”. Con benefici anche per l’oncologo, una professione a elevato rischio burnout.

Burnout che spesso viene definito come una sorta di ‘compassion fatigue’, ovvero di affaticamento cronico da troppa compassione. In questo corso – precisa Simone Cheli, psicologo psicoterapeuta, professore della St. John’s University e responsabile della progettazione didattica della scuola CIPOMO – proponiamo una lettura alternativa: la compassione è per gli oncologi un antidoto al burnout nella misura in cui bilancia la presa di cura del paziente, con la presa di cura di se stessi e con un team in grado di supportarli”.

“In un’ottica di formazione continua – conclude Fioretto – la Scuola è una vera e propria palestra per gli oncologi. Qui imparano e allenano competenze che vanno oltre quelle scientifiche, come la disponibilità all’ascolto, la capacità di comprendere il punto di vista soggettivo del paziente e di costruire insieme a lui un percorso nel rispetto dei suoi bisogni e della sua unicità, così come la capacità di creare insieme ai propri colleghi una rete costruttiva ed efficace di lavoro su cui il paziente possa contare”.

DETTAGLI TECNICI PER LA STAMPA MEDICA

Il primo corso è composto da 3 moduli, per un totale di 37 ore di formazione per le quali verranno riconosciuti 50 crediti ECM. L’obiettivo formativo del corso è quello di favorire la consapevolezza e l’elaborazione dei vissuti personali nella professione di medico oncologo; lo sviluppo di competenze comunicative e relazionali nella gestione di pazienti e familiari; lo sviluppo di competenze comunicative e relazionali nel rapporto con i colleghi.

Ufficio stampa Health Media

Carlo Buffoli 3496355598

Gino Di Mare 3398054110

Redazione Italia

Ultima Generazione al Macdonald’s di Varese

ULTIMA GENERAZIONE: VARESE, IN AZIONE AL MCDONALD’S

Volantini per denunciare un sistema di sfruttamento del lavoro e distruzione della terra

Varese, 24 marzo 2025 – Oggi, alle ore 13.30 in via Giuseppe Bolchini, cinque persone aderenti alla campagna Il Giusto Prezzo di Ultima Generazione, sono entrate presso il ristorante McDonald’s Varese Stadio.

Le persone hanno aperto degli striscioni con scritto Il Giusto Prezzo e Ultima Generazione e distribuito volantini, per presentare la nuova campagna il “Giusto Prezzo”, parlare con i clienti del fast food e denunciare i danni ecologici e di salute che causa il sistema alimentare e di sfruttamento del lavoro promosso da McDonald’s e da Inalca (azienda italiana di produzione di carne che collabora con la multinazionale statunitense).

Sul posto è intervenuta la polizia che ha identificato i partecipanti.

RISPONDIAMO ALLA PROPOSTA DEL PROF BURIONI

Un lavoratore di McDonald’s percepisce un salario di 6,50 € l’ora.
Un compenso ridicolo rispetto alla fatica e ai ritmi massacranti che deve affrontare ogni giorno.

Ma forse questo il professor Burioni, che dopo la nostra azione da Cracco ci invita con sdegno a protestare da McDonald’s, non lo sa.

Curioso poi che un uomo di scienza sembri suggerire McDonald’s come soluzione per le famiglie italiane, ignorando il fatto che parliamo di cibo ultra-processato, pieno di aromi sintetici, studiato per creare dipendenza e prodotto da un sistema che devasta l’ambiente.

Deforestazione, allevamenti intensivi, spreco di risorse: tutto per continuare a vendere hamburger a basso costo a discapito del pianeta.
Diteci, professore, è una nuova linea guida nutrizionale o solo un consiglio su dove stare zitti e buoni?

Paolo, 23 anni, cuoco locale ed ex dipendente di McDonald’s, ha dichiarato: Noi chiediamo un Giusto Prezzo per loro, che lavorano duramente per preparare i pasti di McDonald’s e vengono ripagati con appena 6,50 € all’ora.
Un compenso miserabile rispetto ai ritmi estenuanti e alla fatica che sopportano ogni giorno. Dov’è la giustizia in questo? E non sono solo loro.

Dietro il bancone c’è un’intera filiera di lavoratori sfruttati, invisibili, senza diritti, che rendono possibile questa produzione di massa. Un sistema che calpesta le persone e ci vende cibo che ci fa ammalare.

Ma allora, qual è il vero prezzo di tutto questo? Non esiste un “giusto prezzo” per la nostra salute fisica e mentale, giusto?!

TRE EURO E NOVANTA PER UN PASTO DA MCDONALD’S NON SONO UN GIUSTO PREZZO

E’ stata questa la campagna della multinazionale americana dal 19 febbraio al 18 marzo scorso.
Ma quello di McDonald’s è un cibo che fa ammalare di obesità e di diabete, prodotto con lo sfruttamento delle risorse naturali, dei grandi allevamenti intensivi con enormi emissioni di CO2, dei lavoratori del settore agricolo in tutto il pianeta.

LA CAMPAGNA “IL GIUSTO PREZZO”

Viviamo in un mondo distorto, avvolto in una totale illusione di abbondanza.
Passeggiando tra le luci dei supermercati, con scaffali traboccanti e frutti perfetti, nessuno vede cosa si nasconde dietro: eventi climatici estremi che distruggono i raccolti, case, vite, e piccoli agricoltori schiacciati da prezzi imposti, debiti e regole scritte per avvantaggiare solo la grande distribuzione organizzata, l’agribusiness e i manager delle multinazionali.
Per questo, la crisi climatica è sempre più spesso sinonimo di chiusura della propria azienda. Dall’altra parte, le famiglie italiane vedono i prezzi dei beni e servizi essenziali salire inesorabilmente, mentre i salari sono fermi da anni.

COSA CHIEDIAMO?

PROTEGGERE I RACCOLTI: L’agricoltura italiana sta affrontando una crisi senza precedenti.
Siccità, ondate di calore, grandinate e alluvioni devastano i campi, compromettendo raccolti e coltivazioni.
Dobbiamo proteggere i raccolti e, per farlo, è necessario promuovere una transizione verso un nuovo sistema agricolo che sia resiliente e sostenibile economicamente ed ecologicamente.

AGGIUSTARE I PREZZI: Il costo degli alimenti nei supermercati sta diventando insostenibile, mentre ai produttori arriva solo una minima parte del prezzo finale.
Chiediamo alle Istituzioni di intervenire immediatamente per garantire un giusto prezzo al cibo, equo per chi compra e per chi produce.

FAR PAGARE I RESPONSABILI: Chi rompe paga.
Vogliamo che a finanziare questa transizione verso un sistema agricolo più sostenibile non siano le nostre tasse ma siano, piuttosto, gli extraprofitti dei reali responsabili della crisi attuale – la finanza, la GDO, i top manager delle multinazionali del cibo e l’industria del fossile.

Ultima Generazione

Inceneritore Montello Spa, Paola Pollini: “Presentata nuova interrogazione alla giunta regionale”

Ho presentato una nuova  interrogazione, alla Giunta regionale, sul progetto del nuovo impianto di incenerimento di rifiuti presentato dalla società Montello Spa, già operativa nel settore del trattamento e riciclo dei rifiuti in provincia di Bergamo. Le criticità sollevate sono molteplici e tutte dovrebbero portare ad un deciso, quanto ovvio, rigetto del progetto da parte degli enti interessati. In primo luogo sul sito in questione è presente un “criterio ostativo” relativamente alle fasce di rispetto ai territori di pregio delle produzioni DOC e DOCG, che per legge costituiscono aree “non idonee” alla localizzazione di impianti di smaltimento di rifiuti, come è l’impianto di termovalorizzazione proposto dalla società.
Inoltre, il sito risulta confinante con il PLIS dei Castelli del Tomenone, oltre che a due aree caratterizzate da elementi di secondo livello della Rete ecologica regionale: a nord il PLIS delle Valli d’Argon e a sud un contesto di elevata naturalità costituito da paesaggio collinare debolmente antropizzato con presenza di versanti boscati.
Senza dimenticare che il Piano Regionale dei Rifiuti afferma che la Lombardia, e soprattutto i lombardi, non abbiano bisogno di nuovi inceneritori perché quelli già esistenti (dodici) necessitano di importare rifiuti da fuori regione per poter funzionare. Di conseguenza, la realizzazione del 13esimo inceneritore, significherebbe non lo spegnimento di un altro bensì l’aumento dell’import di rifiuti, confermando per la Lombardia in non ambito titolo di pattumiera d’Italia.
Se tutto ciò non bastasse, basterebbe che la provincia di Bergamo attivasse la procedura prevista da una recente norma regionale, che chiamerò “Ecowatt” dal nome dell’inceneritore sulla quale è stata costruita e che si trova in provincia di Lodi. La norma prevede che tutti gli iter di autorizzazione di nuovi inceneritori, o di potenziamento di esistenti, siano sospesi fin tanto che Regione non approva una delibera contenente nuovi criteri localizzativi e comunque non oltre il 31 ottobre.
La delibera dovrebbe raccogliere le osservazioni formulate dalle Province che intendono tutelare i propri territori oggetto di richiesta di realizzazione di nuovi inceneritori, come quello della Montello, o di potenziamento di esistenti come quello della “Ecowatt” nel lodigiano. L’effetto è un immediato stop della procedura autorizzativa che potrebbe, anche da solo, essere sufficiente per far desistere il proponente dal voler proseguire nell’iter che, salvo nuovi criteri escludenti, dovrebbe comunque ricominciare dopo il 31 ottobre.
Se la norma fosse effettivamente applicabile al caso in questione, la Conferenza di Servizi del prossimo 21 maggio dovrebbe chiudersi in pochi minuti, stabilendo la sospensione dell’iter autorizzativo e un aggiornamento a dopo il 31 ottobre.
Paola Pollini, MoVimento 5 Stelle

Redazione Sebino Franciacorta

Sardegna: per la Rete Pratobello 24, il servizio di PresaDiretta sulla transizione energetica è una narrazione di stampo neo-coloniale

Pubblichiamo integralmente la lettera della Rete Pratobello 24 indirizzata a PresaDiretta.
Gentilissimi amici di PresaDiretta,

abbiamo assistito con amarezza e sgomento al vostro ampio servizio sulla transizione energetica in Sardegna.

La fama di reporter e l’ampio contributo dato, finora, al giornalismo d’inchiesta in Italia, ha oggi esibito il volto ignobile di quella che a stento possiamo definire “informazione”, per di più pubblica.

Una narrazione tendenziale, pretestuosa, incompleta e viziata da una visione neo-coloniale, assolutamente sprezzante del diritto all’autodeterminazione del nostro Popolo.

Il primo aspetto che dobbiamo doverosamente sottolineare è che i Comitati sono nati spontaneamente nei territori interessati dai progetti e non, come da voi sostenuto, sulla scia di una narrazione mediatica tossica.

Come avete ben sottolineato, in Sardegna si è creata una situazione in cui vi è un’inflazione spaventosa di proposte progettuali. Allo stato attuale, non è dato sapere ai sardi quali e quanti di questi progetti saranno realizzati.

Le nostre comunità sono rimaste semplicemente sbigottite dalle caratteristiche oggettive di questi progetti i quali, nella loro generalità, non hanno tenuto minimamente conto delle caratteristiche del territorio, delle sue vocazioni, delle condizioni della rete elettrica locale, delle attività economiche preesistenti e delle emergenze archeologiche presenti.

Grave carenza del vostro reportage è il fatto di non citare minimamente tale aspetto, come se la Sardegna non possedesse una ruralità geologicamente e paesaggisticamente unica, caratterizzata dalla più alta densità di siti archeologici al Mondo.

Anche il confronto con la Cina lascia a dir poco sbigottiti. Oggi la Repubblica Popolare, in base ai propri consumi, produce il 36% da FER, mentre la Sardegna ne produce oltre il 43%. Ma, a differenza del gigante asiatico, la Sardegna ha i consumi industriali e civili in calo, e dunque anche le emissioni, mentre la Cina necessità della continua costruzione di nuove centrali a carbone per poter alimentare l’aumento sostenuto dei propri consumi.

Il fatto che questo dato, così elementare e immediato, sia, più o meno volontariamente, sfuggito a “presunti” professionisti dell’informazione, determina un’ulteriore verità disattesa, della quale vi rendiamo edotti: la Sardegna non è il deserto delle rinnovabili. Tutt’altro. Produce, infatti, quasi 2000 GWh attraverso più di 1200 torri eoliche, un contributo ampio e significativo. Altri 1400 GWh derivano dal fotovoltaico, mentre quasi 300 dall’idroelettrico.

Anche il confronto con la situazione pugliese, subito seguito alla descrizione paternalistica di una Sardegna schiava della menzogna e impermeabile alla modernità, non coglie il reale sforzo fatto finora dall’Isola per ridurre le emissioni sulla base dei propri consumi: la quota di energia green prodotta per ogni pugliese non è infatti dissimile da quella prodotta per ogni sardo, differenziandosi per soli 327 kwh pro capite.

Ma gli sforzi fatti finora dalla Sardegna in termini di produzione percentuale da fonti rinnovabili in base ai propri consumi, emergono in tutta la loro portata se facciamo un confronto con le Regioni energivore del Centro-Nord: la Lombardia non raggiunge il 20% di produzione FER rispetto ai propri consumi, percentuale superata di poco da Veneto ed Emilia Romagna. Tra le grandi Regioni popolose, solo il Piemonte e la Toscana superano il 30%, ma non di certo grazie agli impianti eolici o fotovoltaici. La prima può contare su una vasta produzione idroelettrica, mentre la seconda ha l’unicum italiano del geotermico (dati Terna 2022).

Stentiamo dunque a capire come mai sia necessario per Voi additare la Sardegna come cenerentola delle rinnovabili in Italia.

É vero che la Sardegna ospita due centrali a carbone e una gigantesca raffineria che produce energia attraverso gli scarti della lavorazione, ma questo, gentile Iacona, non è il frutto di un processo storico decisionale, democratico e capillare, ma della vecchia imposizione centralista nazionale, che secondo Lei dovrebbe animare anche il processo della transizione, attuandolo in tal modo estromettendo e ridimensionando le Istituzioni regionali e locali, e umiliando le nostre prerogative autonomistiche.

In cambio di queste desuete servitù industriali, noi sardi abbiamo ricevuto la bolletta elettrica più salata d’Italia, intere aree dell’Isola inquinate permanentemente, e un tasso di malattie genetiche spaventosamente elevato.

Per queste ragioni riteniamo pretestuoso e offensivo citare le vecchie e sofferte servitù come l’alibi per introdurne di nuove.

Anche se vi siete ben guardati dall’intervistare i promotori, abbiamo notato con piacere che non avete potuto fare a meno di citare la proposta di legge di iniziativa popolare Pratobello 24, sottoscritta da oltre 210.000 sardi. Un risultato di democrazia partecipata senza eguali in Italia e non solo.

Ci sorge una domanda spontanea, dopo aver osservato la vostra trasmissione dal banco degli imputati: l’avete letto il testo della Pratobello 24?

Si direbbe di no, visto che avete omesso tutta la parte propositiva in termini di transizione energetica in Sardegna. Diversamente da quanto riferito, i nostri Comitati non sono contrari alla transizione energetica, che ritengono invece necessaria e opportuna.

Ciò che ci differenzia dagli speculatori è la modalità: loro vorrebbero industrializzare massivamente la nostra ruralità, con il solo scopo del guadagno rapido e dell’incasso degli incentivi; noi vogliamo pannellizzare democraticamente le superfici già cementificate, bitumizzate e impermeabilizzate, a esclusivo vantaggio delle famiglie sarde e delle nostre attività economiche. Loro vorrebbero “rubare” a basso costo il nostro vento e il nostro sole per esportare l’energia prodotta verso il Centro-Nord energivoro; noi, in ossequio a tutta la letteratura normativa pre-Draghi, vogliamo raggiungere gli obbiettivi Europei per la transizione al 2030 calibrandola sulla base delle nostre peculiarità paesaggistiche e sulle nostre necessità di consumo.

Per raggiungere questo obbiettivo alla Sardegna basterebbe installare 2,5GW da fonte rinnovabile, cosa che possiamo fare senza aprire le porte alle multinazionali, senza distruggere il paesaggio, senza consumare ulteriore suolo fertile.

E, cari amici di Presa Diretta, quando la Sardegna sarà padrona del processo, e sarà chiaro ai sardi quanto vantaggiosa sia una transizione democratica anti-speculativa, forse potremo fare anche qualcosa di più, ma solo alle nostre condizioni e attraverso processi decisionali trasparenti e partecipati.

Abbiamo sempre sognato la transizione energetica ed ecologica come un grande processo complessivo di innovazione democratica e tecnologica. Ci troviamo invece davanti ad un incubo distopico nel quale la Sardegna rischia di diventare il Delta del Niger dell’energia eolica e solare.

Non accetteremo mai, dunque, il sottinteso che ha segnato dall’inizio alla fine il vostro reportage, ovvero il fatto che i sardi siano una popolazione priva di discernimento, preda delle fake-news, contraria alla decarbonizzazione, pronta ad atti vandalici (che nessuno ha mai rivendicato) simili al luddismo, contro una tecnologia descritta come priva di difetti, la cui unica colpa è quella di trovarsi in un vasto spazio ventoso e irradiato, ricco di terre “abbandonate” e con le servitù militari più grandi d’Europa.

Ricordatevi che quelle terre sono le nostre, vi affonda le sue radici un popolo antico che merita rispetto, e che se sarà lasciato libero di decidere senza ulteriori vessazioni, saprà raggiungere gli obbiettivi auspicati senza traumi, contribuendo per propria parte e sulla base dei propri consumi ad una trasformazione necessaria che noi pretendiamo sia anche giusta.

Se riterrete di dover approfondire i temi da noi sollevati in questa lettera, cosa che auspichiamo, sapete dove trovarci e sarete come sempre accolti con rispetto e approccio costruttivo.

Rete Pratobello 24 – Un Popolo in Marcia
Sardegna

Coro e Bentu – Comitato del Marghine contro la devastazione del territorio e la speculazione energetica
Gruppo Libera Terra – Nuoro
Comitato Sarcidano Difesa Territoriale
Comitadu pro sa Nurra
Sa Domo de Totus – Sassari
Coordinamento Ogliastra Pratobello24
Bentu de Libertadi – Cagliari
Coordinamento Gallura contro la speculazione eolica e fotovoltaica
Comitato difesa del Territorio – Uta
Gru.T.Te.s Gruppo Tutela Territorio Sardo – Oristano
Sardigna no est colonia – Coord. per la Difesa del territorio di Sinnai, Settimo S.P. e Maracalagonis
Nuova Resistenza per la Terra Sarda –  Alghero
Bassa Baronia contro la speculazione energetica
Comitato per la difesa del territorio del Parteolla Gerrei
Comitato Orani Stop speculazione energetica
Bentu e soli – Comitato in Difesa del Territorio Sardo – Villamassargia
Ventu Hontrariu – Orgosolo
Comitato di difesa del territorio No Tyrrhenian Link – Selargius
Oliena contro la speculazione energetica in Sardegna
Entulendhe – Gruppo del Nurkara contro la speculazione energetica – Pozzomaggiore
Comitato Difesa Territorio Capoterra
Assemblea Alta Baronia
Gruppo Karalis – Pirri
Comitato Logudoro Monteacuto

 

Redazione Sardigna

Sanità, Nursing Up: “Diritto al pasto non si nega”. Sentenza condanna Ospedale San Giovanni Addolorata

Sentenza storica a tutela degli infermieri turnisti: l’azienda dovrà risarcire il danno patrimoniale per  migliaia di euro.

ROMA 28 MARZO 2025 – Una sentenza destinata a fare scuola. Il Tribunale di Roma ha accolto il ricorso presentato da numerosi infermieri dell’Ospedale San Giovanni Addolorata, difesi dall’avvocato Bartolo Mancuso e sostenuti dal sindacato Nursing Up, riconoscendo il diritto al buono pasto sostitutivo nei turni superiori alle sei ore quando l’accesso alla mensa è impossibile.

Per anni questi professionisti hanno prestato servizio in orari notturni o in fasce escluse dal servizio mensa, spesso senza possibilità di pausa. In cambio, nessun pasto, nessun buono, solo silenzio e indifferenza. Il giudice ha messo la parola fine a questa ingiustizia: l’ospedale dovrà risarcire oltre 12mila euro agli infermieri, a titolo di danno patrimoniale.

“È una vittoria non solo economica, ma morale. Finalmente si riafferma che i diritti dei lavoratori non si sospendono di notte!”, dichiara il Nursing Up.

Una battaglia vinta, un precedente per tutti gli ospedali italiani

La sentenza riconosce che anche i lavoratori turnisti hanno diritto alla pausa prevista dalla legge e al pasto, che sia erogato in mensa o in forma sostitutiva. Un principio valido in ogni ospedale da Nord a Sud.

“Il diritto al recupero psicofisico non è un favore: è un obbligo di legge e una tutela per la sicurezza di pazienti e operatori sanitari”, prosegue il sindacato.

Nursing Up: basta zone grigie, i diritti non fanno turni

Nursing Up continuerà a difendere con forza tutti gli infermieri, ostetriche e professionisti sanitari ex legge 43/2006, troppo spesso dimenticati nei corridoi degli ospedali durante i turni più duri. Nessuno deve più scegliere tra il diritto alla salute e il dovere di assistere.

“Questa è la nostra missione: difendere chi cura. E non ci fermeremo qui.”, conclude il Nursing Up.

UFFICIO STAMPA SINDACATO NURSING UP

Redazione Italia

Tumori, l’umanizzazione delle cure fa bene anche ai medici. CIPOMO: “Possibile antidoto contro burnout e aggressioni”

Oggi e domani a Piacenza la seconda edizione di “Humanities in Oncology” la scuola del Collegio dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO).

La capacità  di orientare  le cure alla persona non è una dote innata, ma è frutto di specifici percorsi formativi, oggi purtroppo ancora molto scarsi in Italia. Acquisire quell’insieme di competenze comunicative relazionali e umane necessarie significa, non solo migliorare la qualità delle cure offerte al paziente, ma anche proteggersi dai rischi insiti nella professione del medico.

Piacenza, venerdì 28 marzo 2025 – L’umanizzazione delle cure fa tanto bene ai pazienti quanto ai medici. Se infatti da un lato può migliorare l’aderenza ai trattamenti, nonché alleviare il dolore fisico e psichico di chi è in cura, dall’altro lato aiuta i medici a proteggersi dal burnout, contrastando lo stress e la frustrazione. Senza contare i benefici per una  relazione medico-paziente e per un più generale rapporto tra operatori sanitari e utenti che, negli ultimi anni, è diventato sempre più difficile e complesso, fino a generare in alcuni casi episodi di aggressione,  balzati agli onori della cronaca. Il Collegio dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri (CIPOMO) torna dunque di nuovo a puntare i riflettori sull’umanizzazione delle cure, con la seconda edizione della scuola “Humanities in Oncology”, prima in Italia e una delle prime in Europa rivolta ai medici oncologi, tesa a creare una connessione tra l’oncologia, le scienze umane applicate in medicina e l’addestramento alla comunicazione. La scuola apre oggi i battenti a Piacenza, grazie anche al sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano.

Alla luce del gradimento rilevato e dei risultati emersi al termine della prima edizione pilota 2024 a cui hanno partecipato  21 oncologi rappresentativi delle diverse realtà regionali del Paese – afferma Luisa Fioretto, presidente CIPOMO, socio fondatore della scuola, direttore del Dipartimento Oncologico dell’Azienda Sanitaria Toscana Centro–.  siamo ancora più convinti di proseguire con la seconda edizione lungo la strada intrapresa. Nell’ambito dell’ampio tema dell’umanizzazione delle cure, tema ricorrente e sempre più attuale, la nostra scuola intende fornire un concreto contributo al passaggio da una concezione del malato come mero portatore di una patologia ad una concezione del malato come persona, con i suoi sentimenti, le sue conoscenze, le sue convinzioni rispetto al proprio stato di salute”.     

In questo contesto, imparare a umanizzare le cure è fondamentale non solo per il paziente, ma anche per il medico, che può così ridurre lo stress e il rischio di burnout. “Si tratta di un approccio all’oncologia, e alla medicina in generale, che può avere grandi vantaggi anche per il medico che impara ad adottarlo e a farlo proprio – racconta Luigi Cavanna, past president CIPOMO e socio fondatore della scuola  –. Umanizzare le cure, infatti, non è una dote innata ma è frutto di specifici percorsi formativi, tuttavia, in Italia, la formazione in questo ambito è ancora carente”. 

“Una lacuna a cui la nostra scuola vuole porre rimedio – prosegue Alberto Scannipresidente emerito CIPOMO e socio fondatore della scuola –. Il suo obiettivo è infatti quello di favorire l’apprendimento degli oncologi di quell’insieme di competenze comunicative, relazionali e umane necessarie nella professione. Sono competenze che restano spesso al di fuori dei normali percorsi formativi universitari e post-universitari”. 

La Scuola di CIPOMO integra due ambiti solitamente distinti nella formazione sanitaria: le Medical Humanities e la Comunicazione in Oncologia. Inoltre, presenta una formazione esperienziale in cui non ci si limita a trasferire competenze o tecniche, ma si vuole allenare la capacità degli oncologi a monitorare e gestire la relazione con pazienti, familiari e colleghi.

“La comprensione dell’assetto motivazionale con cui oncologo e paziente affrontano le loro interazioni plasma la loro possibilità di collaborare e perseguire obiettivi comuni – dichiara nella sua introduzione alle lezioni Fabio Monticelli, psichiatra e psicoterapeuta, presidente della Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC) –. Se il medico riesce a cogliere la motivazione di bisogno di protezione del paziente in tempo reale (tralasciando modalità a volte difensive) sarà in grado di rispondere in prima battuta alla ricerca di cura”. Con benefici anche per l’oncologo, una professione a elevato rischio burnout.

Burnout che spesso viene definito come una sorta di ‘compassion fatigue’, ovvero di affaticamento cronico da troppa compassione. In questo corso – precisa Simone Cheli, psicologo psicoterapeuta, professore della St. John’s University e responsabile della progettazione didattica della scuola CIPOMO – proponiamo una lettura alternativa: la compassione è per gli oncologi un antidoto al burnout nella misura in cui bilancia la presa di cura del paziente, con la presa di cura di se stessi e con un team in grado di supportarli”.

“In un’ottica di formazione continua – conclude Fioretto – la Scuola è una vera e propria palestra per gli oncologi. Qui imparano e allenano competenze che vanno oltre quelle scientifiche, come la disponibilità all’ascolto, la capacità di comprendere il punto di vista soggettivo del paziente e di costruire insieme a lui un percorso nel rispetto dei suoi bisogni e della sua unicità, così come la capacità di creare insieme ai propri colleghi una rete costruttiva ed efficace di lavoro su cui il paziente possa contare”.

DETTAGLI TECNICI PER LA STAMPA MEDICA

Il primo corso è composto da 3 moduli, per un totale di 37 ore di formazione per le quali verranno riconosciuti 50 crediti ECM. L’obiettivo formativo del corso è quello di favorire la consapevolezza e l’elaborazione dei vissuti personali nella professione di medico oncologo; lo sviluppo di competenze comunicative e relazionali nella gestione di pazienti e familiari; lo sviluppo di competenze comunicative e relazionali nel rapporto con i colleghi.

Ufficio stampa Health Media

Carlo Buffoli 3496355598

Gino Di Mare 3398054110

Redazione Italia