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Svizzera, Thomas Süssli: “Inviare 200 soldati svizzeri tra Ucraina e Russia entro dodici mesi per missione di peace-keeping”

Già ad agosto 2023 segnalavamo una grave situazione di perdita di sovranità e della tanto acclamata “neutralità” da parte della Svizzera quando, dopo un anno dall’inizio della seconda fase della guerra in Ucraina (febbraio 2022), la Ministra della Difesa Viola Amherd decise che la Svizzera avrebbe aderito al progetto “Sky Shield” della NATO. La Svizzera toglieva così la maschera della neutralità virando verso l’atlantismo. Fatti resi più palesi quando il comandante in capo delle forze armate, Thomas Süssli, sostituendosi ai politici democraticamente eletti, si inserì attivamente nel dibattito politico chiedendo esplicitamente un vincolo più stretto fra l’esercito svizzero e la NATO, oltre che con l’UE. Süssli propose che i soldati svizzeri si addestrasser all’estero, dimenticandosi che forse – per Costituzione – la missione dell’esercito svizzero dovrebbe essere esclusivamente difensiva.

In questi giorni, Süssli, l’ha sparata ancora più grossa proponendo di inviare 200 soldati svizzeri a farsi ammazzare in Ucraina in una missione di “peace-keeping”, termine con cui per anni l’imperialismo USA ha legittimato i suoi interventi militari e le sue “guerre umanitarie” con il fine di “esportare la democrazia” a suon di bombe, devastazioni, regime-change, occupazioni militari e violazioni dei diritti umani. Non a caso Süssli ha preso ad esempio la guerra del Kosovo.

Intervistato dal domenicale SonntagsBlick, il comandante in capo delle forze armate ha iniziato precisando che occorre distinguere tra missioni di “mantenimento della pace” e missioni di “rafforzamento della pace”. Queste ultime – chiamate anche di “peace-enforcement” – impongono la pace con la forza delle armi, uno scenario che non è contemplato tra i criteri per un dispiegamento svizzero”, ha spiegato.

La Svizzera – ha aggiunto Süssli – può partecipare a una missione di mantenimento della pace, che presuppone un cessate il fuoco e il consenso di Russia e Ucraina all’invio di una forza di pace delle Nazioni Unite: “Se ci venisse conferito il mandato di partecipare a una missione, elaboreremmo un programma di formazione per addestrare i nostri soldati e prepararli al dispiegamento, dopodiché inizieremmo a reclutare e addestrare i soldati”, ha precisato il capo dell’esercito elvetico.

Ci sono diversi compiti possibili per i soldati svizzeri nell’ambito di una missione di pace: “ciò che è determinante sono le richieste dell’ONU e le decisioni prese dal Consiglio federale e dal Parlamento”. La Svizzera – ha aggiunto Süssli – è ben attrezzata nel campo della logistica e dei servizi sanitari.

Il capo dell’esercito svizzero avverte che “la Russia potrebbe essere pronta già nel 2027 a destabilizzare ulteriormente l’Europa e a lasciare che il conflitto si inasprisca. Per la Svizzera – ha affermato – questo scenario sarebbe particolarmente critico, perché il sistema missilistico antiaereo Patriot e i nuovi aerei da combattimento F-35 saranno consegnati solo dopo il 2027”.

Oltre ad essere una dichiarazione fuori tempo massimo – essendo che gli USA (che sia con Obama sia con Trump hanno supportato il conflitto in Donbass fin dal 2014) ora cercano il disimpegno – questa è un’affermazione contraria alla neutralità prevista dallo Stato svizzero e pure irresponsabile per la sicurezza nazionale poiché rappresenta una provocazione contro un potenza nucleare belligerante. Secondo il Partito Comunista Svizzero: “Süssli misconosce inoltre l’espansionismo della NATO e i crimini del regime ucraino: una politica estera e di sicurezza responsabile dovrebbe invece impegnarsi per la neutralità come maniera di favorire la pace e un presunto esperto di sicurezza come Süssli lo dovrebbe sapere”.

Inoltre la popolazione svizzera è un popolo che detiene una “cultura militare della difesa” essendo stata abituata alla leva militare fino ad oltre i 30 anni, al detenere armi in casa e all’essere riservisti solo con il fine di difendere casa propria: una situazione difficile, dunque, convincerla di armarsi per andare a combattere all’estero in situazioni di guerra che non gli appartengono.

Non è un caso che l’uso delle armi da parte dei militi sarebbe consentito solo in situazioni di legittima difesa e spetta al governo e al Parlamento decidere il mandato.

Nel frattempo sembra ufficiale la notizia delle dimissioni sia di Süssli sia del direttore del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) Christian Dussey per una presunta violazione del segreto d’ufficio. Spetta ora al Governo decidere se perseguire penalmente il caso.

https://www.tvsvizzera.it/tvs/dimissioni-capo-dell%27esercito-s%c3%bcssli-e-direttore-sic-%28commissione%29/88926401

Il Partito Comunista avverte da tempo che certi Rambo del nostro esercito si stavano preparando a giocare alla guerra al servizio della NATO. L’esercito svizzero si dovrebbe invece limitare alla difesa dei confini nazionali e non a mettere a repentaglio la vita dei nostri coscritti in avventure all’estero!

Il Partito Comunista, contro questi avventuristici amichetti della NATO che vogliono la guerra, è pronto a scendere in piazza.

La manifestazione per una Svizzera veramente sovrana, indipendente e neutrale, che ritrovi la volontà di risolvere pacificamente le controversie internazionali, che cessi ogni cooperazione militare e politica con la NATO e contro all’invio di soldati svizzeri in Ucraina è convocata il prossimo 15 marzo 2025 alle ore 14.30 a Bellinzona sul piazzale antistante la Stazione FFS.

https://www.swissinfo.ch/ita/svizzera-potrebbe-inviare-200-soldati-in-ucraina-in-caso-di-tregua/88915694

Posizioni scellerate da parte del capo dell’esercito: scendiamo in piazza per dire NO a soldati svizzeri in Ucraina.

Lorenzo Poli