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Meticciare storie e culture diverse

    I sovranisti europei ringalluzziti dalle vicende d’oltre oceano, hanno pensato bene di ribattezzarsi “patrioti”, e con lo slogan scopiazzato di “fare di nuovo grande l’Europa”, si sono incontrati in Spagna. 

      La scelta del luogo dice già tutto rispetto ai loro propositi, volendo rievocare la resistenza europea all’avanzata degli arabi e la loro successiva e definitiva cacciata dal nostro continente. Con un parallelismo che è figlio di una scorretta semplificazione storica, si vorrebbe far credere che il nostro compito di europei è oggi quello di bloccare qualunque tipo di flusso migratorio verso casa nostra blindando i nostri confini.

     Naturalmente si potrebbe ora (come in effetti spesso si fa) controbattere riproponendo lo spessore etico di valori universali come l’accoglienza, il pluralismo o il diritto alla diversità. Ma oltre a questo, resta di fatto, che anche a voler dar credito alla esigenza, in sé giusta, di difendere e voler valorizzare il meglio della nostra identità storica e culturale, le scelte dei presunti patrioti sono, anche solo da un punto di vista puramente fattuale, del tutto fallimentari. Oseremmo dire da cialtroni e perfetti idioti.

      Sulle migrazioni verso il nostro continente e su come sarà configurata l’Europa nel prossimo futuro vi sono previsioni frutto di studi non partigiani, che non possono essere ignorati. Prendendo ad esempio il nostro paese, l’ISTAT ci dice che a prescindere dalle politiche dei futuri governi, l’Italia tra circa mezzo secolo dovrebbe avere 46 milioni di residenti. In pratica 13 milioni meno rispetto al presente. Di questi ben 18 milioni saranno costituiti dai nuovi migranti, che, almeno in parte, ovvieranno agli effetti della denatalità di un paese ormai cronicamente nella condizione di ciò che viene definito “inverno demografico”. Se consideriamo che già ora i migranti residenti sono circa 5 milioni, ne possiamo concludere che nel prossimo futuro il nostro paese sarà diviso, quasi perfettamente in due, tra italiani di antica generazione e “nuovi italiani”, questi ultimi al massimo di terza generazione. (Non ho trovato dati precisi sul colore della pelle dei nuovi arrivati, né sulle loro confessioni religiose, ma credo non ci voglia molto a capire che neri e islamici saranno quanto meno minoranze decisamente molto consistenti).

      A questo punto dovrebbe essere chiaro che l’ipotesi della chiusura e del respingimento fatta propria dai PATRIOTI-IDIOTI, non solo è del tutto irrealizzabile, ma bisogna anche dire che questa è anche una fortuna, perché se mai fosse invece fattibile ci condannerebbe all’estinzione o all’irrilevanza numerica con la conseguenza di cancellare con noi stessi anche il nostro passato, la nostra storia e la nostra cultura. L’esatto contrario della pretesa di “fare di nuovo grande l’Europa”.

      È dunque evidente che accoglienza e dialogo, fino all’ipotesi di fare incontrare e “meticciare” storie e culture diverse, non è soltanto un imperativo etico, ma per noi europei anche una condizione di sopravvivenza. Dobbiamo fare in modo che il migrante, senza imposizioni o forzature di alcun tipo, ma tramite la condivisione partecipata e dialogante divenga il nostro salvatore, acquisendo e trasmettendo alcuni valori come il principio di laicità e i diritti umani, che pur facendo parte della nostra storia, noi per primi in passato abbiamo tradito dentro e (soprattutto) fuori dai nostri confini.

      Quella che qui stiamo ipotizzando non è certo una prospettiva né facile, né semplice. Sicuramente non mancheranno scontri e contraddizioni, e l’esito sul lungo periodo è tutt’altro che scontato. Ma non ci sono alternative. Le farneticazioni di sovranisti e patrioti, al di là dei toni accesi e guerrieri, sono semplice rassegnazione alla morte e alla catastrofe.

      

       

Antonio Minaldi