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Dalla parte di Gaia Righetto: il governo Meloni vuole abolire la libertà di insegnamento

Continua la caccia del ‘minculpop meloniano’ ai docenti non allineati al nuovo corso inaugurato dal governo, per l’egemonia culturale dell’ultradestra nel “postventennio”, invocando provvedimenti disciplinari avverso stimatissimi insegnanti per fatti che non riguardano la loro attività professionale e che non hanno alcuna rilevanza giuridica sanzionatoria, bensì il legittimo esercizio delle libertà democratiche costituzionalmente tutelate. Una mal orchestrazione ideologica supportata dalla pattuglia massmediatica delle ben note testate filogovernative, al fin di fomentare odio verso i cd. “Cattivi maestri”, i cui casi confutati  – così come scritto nel comunicato di Potere al popolo che di seguito pubblichiamo –  «vengono portati all’attenzione della cronaca nazionale e addirittura in Parlamento»[accì]

Negli ultimi giorni abbiamo visto un preoccupante numero di casi di docenti sbattuti in prima pagina e minacciati di gravi provvedimenti disciplinari per fatti che non riguardano la loro attività professionale. Il potere politico viene utilizzato per fomentare odio verso i “cattivi maestri” e casi di nessuna rilevanza giuridica vengo portati all’attenzione della cronaca nazionale e addirittura in Parlamento.

Un intreccio letale di politici della maggioranza e stampa servile ha colpito Elena Maraga, una docente che nel suo tempo libero creava contenuti sulla piattaforma OnlyFans; Gaia Righetto, insegnante precaria di Treviso, accusata per il suo attivismo all’interno del centro sociale Django; una docente di Bologna che ha lasciato un’alunna libera di prendere in prestito dalla biblioteca il libro per ragazzi “Heartstopper”, caso editoriale negli USA e sceneggiatura di una serie Netflix sempre per ragazzi. A Ferrara é stata imposta una lezione “riparatoria” a una docente che aveva organizzato un incontro sui diritti umani in cui si parlava anche dei territori occupati in Cisgiordania, obbligandola ad ospitare in classe la propaganda sionista e antistorica di una rappresentante dell’Associazione “Italia-Israele”.

La caccia alle streghe non risparmia i docenti e gli studenti che propongono delle assemblee di istituto non gradite: a Mantova la Lega ha attaccato docenti e studenti di un liceo cittadino per aver organizzato un’assemblea sui quesiti referendari, a Milano è stato richiesto un contraddittorio per un’assemblea sulla violenza di genere a cui sarebbe intervenuta Non Una di Meno.

Lo scopo di questi attacchi è di creare nei docenti paura di fare attivismo, partecipare a una manifestazione o a un evento culturale caratterizzato politicamente, a scioperare, a esprimere pubblicamente le proprie opinioni e nell’opinione pubblica allarme per una classe di “cattivi maestri” che travia i ragazzi. Questo allarme serve a giustificare proposte di codici etici lesivi dei diritti costituzionali dei docenti e della loro libertà.

È un vero e proprio ritorno alla gestione della scuola pubblica degli anni Cinquanta e Sessanta, che non aveva fatto i conti con il passato fascista, lasciando al loro posto tantissimi provveditori, dirigenti e docenti conniventi con il regime. Prima che il Sessantotto imponesse al Governo democristiano di applicare pienamente l’art.33 della Costituzione sulla libertà di insegnamento, emanando i Decreti Delegati del 1974, provveditori e dirigenti avevano a disposizione le cosiddette “note di qualifica” per sanzionare condotte civili e morali non consone (quindi esterne all’ambito professionale). Nell’Italia cattolica dove il prete e dunque anche il preside sapevano tutto di tutti, le note di qualifica erano uno strumento formidabile di controllo politico dei docenti, che infatti erano definiti “le vestali della classe media” per la loro mansuetudine rispetto agli operai.

Sappiamo bene che la repressione nei confronti di insegnanti politicizzati o di iniziative ritenute non neutrali non è un fenomeno nuovo, e anzi è una costante degli ultimi Governi, e si inserisce nella risposta autoritaria che le élites neoliberali stanno dando alla crisi del capitalismo. Pensiamo a Lavinia Flavia Cassaro, docente torinese di cui Renzi chiese il licenziamento in diretta perché aveva partecipato a una manifestazione No Tav, o a Rosa Maria Dell’Aria, perseguitata dal Governo Conte I per non aver “vigilato” sul lavoro di alcuni suoi studenti che, per la giornata della Memoria, avevano presentato un video nel quale accostavano le leggi razziali del 1938 alle misure contenute nel “Decreto sicurezza”.

L’attuale governo Meloni si trova dunque la strada spianata nell’assegnare un ruolo di disciplinamento delle nuove generazioni alla scuola. In questa visione non c’è spazio per la naturale diversità di opinioni politiche ed esperienze che caratterizza i singoli docenti, né per la collegialità e la democrazia a scuola. In questo senso vanno le norme repressive contenute nel Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici.

Non dimentichiamo inoltre l’assurda circolare che vieta l’uso di asterischi e schwa nelle comunicazioni ufficiali delle scuole: un “problema”, ammesso che lo fosse, totalmente inventato, dal momento che non si registrano testimonianze del loro uso nelle circolari.

Siamo di fronte ad attacchi pretestuosi e campati in aria, che hanno come obiettivo quello di far digerire all’opinione pubblica l’imminente presentazione di un “codice etico” per il personale docente (che sarà un forte strumento repressivo della libertà d’insegnamento), con lo spiacevole effetto collaterale di “sbattere il mostro in prima pagina”, garantendo al personale docente coinvolto gogna mediatica nel migliore dei casi, accompagnata da sanzioni disciplinari anche gravi.

Non possiamo più permetterci, dunque, come categoria di non occuparci di politica. Non possiamo presupporre che i cambiamenti veloci in atto non ci tocchino nel quotidiano. Non lasciamo soli i colleghi sotto attacco. Invitiamo a far circolare la petizione nelle storie. Uniamoci, organizziamoci, difendiamo e facciamo vivere gli organi collegiali, le rappresentanze sindacali interne e la nostra libertà di parola e di insegnamento.

firma anche la petizione su .change.org

Redazione Italia