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protesta

Dissenso del MIR per l’incontro di orientamento con l’esercito italiano al Liceo S. Pizzi di Capua

In relazione all’“incontro di orientamento formativo con Esercito Italiano”, cui sono  state chiamate a partecipare 14 classi quinte del Liceo Statale ‘Salvatore Pizzi’ di Capua (CE),  Ermete Ferraro, Presidente nazionale e Responsabile per Napoli del Movimento Internazionale della Riconciliazione ha inviato una nota al Dirigente Scolastico prof. Enrico Carafa, esprimendo dissenso per questo genere di attività, che rientra in una crescente iniziativa di militarizzazione della scuola italiana, contro cui il MIR, insieme a Pax Christi Italia, già dal 2020 aveva promosso la Campagna nazionale “Scuole Smilitarizzate”. e di cui continua ad occuparsi attivamente l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università,

“Pur riconoscendo che nella ‘convocazione’ delle quinte classi del Liceo ‘Pizzi’ il linguaggio utilizzato è insolitamente più diretto ed esplicito, affermando senza tanti giri di parole e retoriche affermazioni che si tratta di “percorsi guidati per l’arruolamento” – dichiara Ferraro  siamo sconcertati e preoccupati per l’improprio utilizzo degli istituti scolastici della Repubblica che “ripudia la guerra” per propagandare le forze armate e indirizzare i giovani ad un possibile inserimento occupazionale al loro interno”.

In uno spirito costruttivo, comunque, il M.I.R. si è dichiarato disponibile a un intervento formativo con alcune classi coinvolte in questo ‘incontro ravvicinato’ con l’Esercito, ma anche con i loro docenti, per offrire loro una prospettiva alternativa, nonviolenta e fondata sulla difesa civile.

 

MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione

Balcani: Consumatori in sciopero contro il carovita

Dal 24 gennaio scorso, in Croazia, è nato un movimento di protesta contro il carovita. Da allora, ogni venerdì, migliaia di consumatori boicottano supermercati, bar, ristoranti e pompe di benzina. L’obiettivo dei cittadini è chiaro: reagire all’impennata dei prezzi, non accompagnata da un adeguato aumento degli stipendi medi. Sempre più famiglie si trovano in difficoltà anche nell’acquisto di beni di prima necessità come cibo o prodotti per l’igiene personale.

L’aumento esponenziale dei prezzi e l’inflazione tra le più alte d’Europa non sono problemi limitati entro i confini croati: ispirati dall’iniziativa, si sono uniti al movimento anche altri paesi dei Balcani tra cui Bosnia-Erzegovina, Serbia, Macedonia del Nord, Montenegro, ma anche Kosovo, Romania, Bulgaria e Albania, creando un vero e proprio movimento regionale.

Perché questa iniziativa?

L’iniziativa ha preso l’avvio da un semplice post pubblicato sul gruppo Facebook Halo, inspektore (“Pronto, ispettore”), gestito da Josip Kelemen e supportato dall’ECIP (European Center for Consumer Excellence), un’organizzazione in difesa dei diritti dei consumatori, e dai Sindacati croati indipendenti (NHS). Il post invitava i consumatori a non acquistare nei supermercati per l’intera giornata di venerdì 24 gennaio.

Il consenso è stato ampio e l’adesione immediata, segni di un malcontento diffuso. Secondo un articolo pubblicato da Balkan Insight, in Croazia i prezzi sono aumentati di circa il 34% solo negli ultimi tre anni, mentre i prezzi di alcuni prodotti di prima necessità sono quasi raddoppiati. A conferma di ciò, il quotidiano croato Novi List ha condotto un piccolo esperimento per cui, a parità di prodotti acquistati, in Croazia si ha avuto una spesa totale di 210,84€, in Slovenia di 200,90€ e in Italia di 146,60€. La differenza è significativa, soprattutto se si tiene in considerazione il divario tra gli stipendi medi dei paesi dei Balcani e dell’Europa occidentale.

La ragione della protesta, infatti, non risiede esclusivamente nell’aumento dei prezzi, ma anche nel fatto che a quest’ultimo non corrisponda un incremento degli stipendi che permetta di stare al passo con l’aumento del costo della vita. In Croazia lo stipendio medio netto si aggira intorno ai 1200€ al mese, ma in altri paesi della regione la situazione è più critica: in Bosnia-Erzegovina, ad esempio, la retribuzione media mensile netta è di circa 1500KM (marchi convertibili), valuta che vale circa la metà dell’euro. In entrambi i casi, nelle aree delle capitali i salari sono leggermente più alti, con una media che sfiora i 1400€ mensili a Zagabria e supera i 1700KM nel Cantone di Sarajevo. Inoltre, è da tenere in considerazione la presenza di pochi multimilionari che influiscono su questi valori, mentre gran parte della popolazione guadagna ben al di sotto di queste soglie: in Bosnia-Erzegovina non è difficile trovare lavori da 48 ore settimanali retribuiti appena 1000KM al mese.

Intanto, le proteste non si sono fermate al boicottaggio settimanale, ma sono diventate azioni prolungate e mirate contro specifiche catene di supermercati. Dal 15 febbraio, in Croazia, è stato indetto un boicottaggio di un’intera settimana dei supermercati Plodine, mentre la settimana precedente era stato il turno di Konzum, due delle principali catene di distribuzione. In Bosnia-Erzegovina, invece, dove la protesta è sostenuta dal gruppo BOJkot.ba, è stato indetto uno sciopero totale di quattro giorni, dal 18 al 21 febbraio.

Il movimento sta guadagnando sempre più consenso – forse anche sulla spinta positiva delle proteste di massa in Serbia – tanto che, lo scorso 14 febbraio in Croazia, anche gli studenti si sono uniti alla mobilitazione boicottando le pekare, le tradizionali panetterie delle città.

I primi risultati

I primi effetti delle mobilitazioni contro il carovita si sono già fatti sentire. L’adesione in Croazia è stata sorprendentemente alta fin dal primo giorno di sciopero: il 24 gennaio le entrate nei supermercati sono state oltre il 50% in meno rispetto al venerdì precedente, per una perdita complessiva di 108 milioni di euro nelle prime tre settimane di protesta. Già il 30 gennaio il premier Andrej Plenković ha proposto di ampliare da 30 a 70 la lista dei prodotti a prezzi bloccati.

In Bosnia-Erzegovina, nonostante i dati siano meno incisivi, la mattina del 14 febbraio è entrato in vigore un accordo tra il governo della Federazione – una delle due entità che compongono il paese – e l’Associazione dei datori di lavoro del settore per abbassare e bloccare i prezzi di 65 prodotti. Secondo FENA (Federalna Novinska Agencija), gli sconti dovrebbero attestarsi tra il 17 e il 23%.

Reazioni e prospettive

Il movimento non è stato appoggiato solo da sindacalisti quali Josip Kelemen o Krešimir Sever, presidente dell’NHS, ma anche da diverse figure politiche. In Croazia, numerosi esponenti delle istituzioni hanno dichiarato di aderire al boicottaggio, tra cui il Ministro delle Finanze, Marko Primorac, e il Premier Andrej Plenković, che ha definito il movimento “un importante messaggio da parte dei cittadini”. Più scettiche le dichiarazioni del Presidente Zoran Milanović, secondo cui “Ai rivenditori non cambia nulla se vendono cinque pezzi oggi, cinque domani e niente un altro giorno”.

In Bosnia-Erzegovina l’opinione politica si trova spaccata in due. Da una parte, si hanno esponenti della Federazione, tra cui il Ministro del Commercio, Amir Hasičević, e il deputato alla Camera dei Rappresentanti del Parlamento, Haris Šabanović, che sostengono il boicottaggio; dall’altra, ci sono rappresentanti della Republika Srpska (l’entità a maggioranza serba del paese), tra cui il Ministro del Commercio e del Turismo, Denis Šulić, che invitano ad estrema cautela sulla questione.

Infine, anche alcuni esperti hanno commentato questo fenomeno. Secondo Šime Smolić, professore alla Facoltà di Economia di Zagabria, è difficile aspettarsi dei cambiamenti significativi nel breve termine. Un’opinione condivisa anche dall’analista finanziario Damir Novotny, secondo il quale “nelle economie orientate al mercato, le azioni collettive dei consumatori non hanno avuto alcun impatto sull’inflazione”.

Le analisi economiche lasciano dunque meno spazio alla speranza di un cambiamento radicale ma, quel che è certo, è che i cittadini dei Balcani stanno lanciando un messaggio forte e che ci si può aspettare che i boicottaggi contro il carovita continuino nelle prossime settimane.

East Journal

Dissenso del MIR per l’incontro di orientamento con l’esercito italiano al Liceo S. Pizzi di Capua

In relazione all’“incontro di orientamento formativo con Esercito Italiano”, cui sono  state chiamate a partecipare 14 classi quinte del Liceo Statale ‘Salvatore Pizzi’ di Capua (CE),  Ermete Ferraro, Presidente nazionale e Responsabile per Napoli del Movimento Internazionale della Riconciliazione ha inviato una nota al Dirigente Scolastico prof. Enrico Carafa, esprimendo dissenso per questo genere di attività, che rientra in una crescente iniziativa di militarizzazione della scuola italiana, contro cui il MIR, insieme a Pax Christi Italia, già dal 2020 aveva promosso la Campagna nazionale “Scuole Smilitarizzate”. e di cui continua ad occuparsi attivamente l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università,

“Pur riconoscendo che nella ‘convocazione’ delle quinte classi del Liceo ‘Pizzi’ il linguaggio utilizzato è insolitamente più diretto ed esplicito, affermando senza tanti giri di parole e retoriche affermazioni che si tratta di “percorsi guidati per l’arruolamento” – dichiara Ferraro  siamo sconcertati e preoccupati per l’improprio utilizzo degli istituti scolastici della Repubblica che “ripudia la guerra” per propagandare le forze armate e indirizzare i giovani ad un possibile inserimento occupazionale al loro interno”.

In uno spirito costruttivo, comunque, il M.I.R. si è dichiarato disponibile a un intervento formativo con alcune classi coinvolte in questo ‘incontro ravvicinato’ con l’Esercito, ma anche con i loro docenti, per offrire loro una prospettiva alternativa, nonviolenta e fondata sulla difesa civile.

 

MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione

Balcani: Consumatori in sciopero contro il carovita

Dal 24 gennaio scorso, in Croazia, è nato un movimento di protesta contro il carovita. Da allora, ogni venerdì, migliaia di consumatori boicottano supermercati, bar, ristoranti e pompe di benzina. L’obiettivo dei cittadini è chiaro: reagire all’impennata dei prezzi, non accompagnata da un adeguato aumento degli stipendi medi. Sempre più famiglie si trovano in difficoltà anche nell’acquisto di beni di prima necessità come cibo o prodotti per l’igiene personale.

L’aumento esponenziale dei prezzi e l’inflazione tra le più alte d’Europa non sono problemi limitati entro i confini croati: ispirati dall’iniziativa, si sono uniti al movimento anche altri paesi dei Balcani tra cui Bosnia-Erzegovina, Serbia, Macedonia del Nord, Montenegro, ma anche Kosovo, Romania, Bulgaria e Albania, creando un vero e proprio movimento regionale.

Perché questa iniziativa?

L’iniziativa ha preso l’avvio da un semplice post pubblicato sul gruppo Facebook Halo, inspektore (“Pronto, ispettore”), gestito da Josip Kelemen e supportato dall’ECIP (European Center for Consumer Excellence), un’organizzazione in difesa dei diritti dei consumatori, e dai Sindacati croati indipendenti (NHS). Il post invitava i consumatori a non acquistare nei supermercati per l’intera giornata di venerdì 24 gennaio.

Il consenso è stato ampio e l’adesione immediata, segni di un malcontento diffuso. Secondo un articolo pubblicato da Balkan Insight, in Croazia i prezzi sono aumentati di circa il 34% solo negli ultimi tre anni, mentre i prezzi di alcuni prodotti di prima necessità sono quasi raddoppiati. A conferma di ciò, il quotidiano croato Novi List ha condotto un piccolo esperimento per cui, a parità di prodotti acquistati, in Croazia si ha avuto una spesa totale di 210,84€, in Slovenia di 200,90€ e in Italia di 146,60€. La differenza è significativa, soprattutto se si tiene in considerazione il divario tra gli stipendi medi dei paesi dei Balcani e dell’Europa occidentale.

La ragione della protesta, infatti, non risiede esclusivamente nell’aumento dei prezzi, ma anche nel fatto che a quest’ultimo non corrisponda un incremento degli stipendi che permetta di stare al passo con l’aumento del costo della vita. In Croazia lo stipendio medio netto si aggira intorno ai 1200€ al mese, ma in altri paesi della regione la situazione è più critica: in Bosnia-Erzegovina, ad esempio, la retribuzione media mensile netta è di circa 1500KM (marchi convertibili), valuta che vale circa la metà dell’euro. In entrambi i casi, nelle aree delle capitali i salari sono leggermente più alti, con una media che sfiora i 1400€ mensili a Zagabria e supera i 1700KM nel Cantone di Sarajevo. Inoltre, è da tenere in considerazione la presenza di pochi multimilionari che influiscono su questi valori, mentre gran parte della popolazione guadagna ben al di sotto di queste soglie: in Bosnia-Erzegovina non è difficile trovare lavori da 48 ore settimanali retribuiti appena 1000KM al mese.

Intanto, le proteste non si sono fermate al boicottaggio settimanale, ma sono diventate azioni prolungate e mirate contro specifiche catene di supermercati. Dal 15 febbraio, in Croazia, è stato indetto un boicottaggio di un’intera settimana dei supermercati Plodine, mentre la settimana precedente era stato il turno di Konzum, due delle principali catene di distribuzione. In Bosnia-Erzegovina, invece, dove la protesta è sostenuta dal gruppo BOJkot.ba, è stato indetto uno sciopero totale di quattro giorni, dal 18 al 21 febbraio.

Il movimento sta guadagnando sempre più consenso – forse anche sulla spinta positiva delle proteste di massa in Serbia – tanto che, lo scorso 14 febbraio in Croazia, anche gli studenti si sono uniti alla mobilitazione boicottando le pekare, le tradizionali panetterie delle città.

I primi risultati

I primi effetti delle mobilitazioni contro il carovita si sono già fatti sentire. L’adesione in Croazia è stata sorprendentemente alta fin dal primo giorno di sciopero: il 24 gennaio le entrate nei supermercati sono state oltre il 50% in meno rispetto al venerdì precedente, per una perdita complessiva di 108 milioni di euro nelle prime tre settimane di protesta. Già il 30 gennaio il premier Andrej Plenković ha proposto di ampliare da 30 a 70 la lista dei prodotti a prezzi bloccati.

In Bosnia-Erzegovina, nonostante i dati siano meno incisivi, la mattina del 14 febbraio è entrato in vigore un accordo tra il governo della Federazione – una delle due entità che compongono il paese – e l’Associazione dei datori di lavoro del settore per abbassare e bloccare i prezzi di 65 prodotti. Secondo FENA (Federalna Novinska Agencija), gli sconti dovrebbero attestarsi tra il 17 e il 23%.

Reazioni e prospettive

Il movimento non è stato appoggiato solo da sindacalisti quali Josip Kelemen o Krešimir Sever, presidente dell’NHS, ma anche da diverse figure politiche. In Croazia, numerosi esponenti delle istituzioni hanno dichiarato di aderire al boicottaggio, tra cui il Ministro delle Finanze, Marko Primorac, e il Premier Andrej Plenković, che ha definito il movimento “un importante messaggio da parte dei cittadini”. Più scettiche le dichiarazioni del Presidente Zoran Milanović, secondo cui “Ai rivenditori non cambia nulla se vendono cinque pezzi oggi, cinque domani e niente un altro giorno”.

In Bosnia-Erzegovina l’opinione politica si trova spaccata in due. Da una parte, si hanno esponenti della Federazione, tra cui il Ministro del Commercio, Amir Hasičević, e il deputato alla Camera dei Rappresentanti del Parlamento, Haris Šabanović, che sostengono il boicottaggio; dall’altra, ci sono rappresentanti della Republika Srpska (l’entità a maggioranza serba del paese), tra cui il Ministro del Commercio e del Turismo, Denis Šulić, che invitano ad estrema cautela sulla questione.

Infine, anche alcuni esperti hanno commentato questo fenomeno. Secondo Šime Smolić, professore alla Facoltà di Economia di Zagabria, è difficile aspettarsi dei cambiamenti significativi nel breve termine. Un’opinione condivisa anche dall’analista finanziario Damir Novotny, secondo il quale “nelle economie orientate al mercato, le azioni collettive dei consumatori non hanno avuto alcun impatto sull’inflazione”.

Le analisi economiche lasciano dunque meno spazio alla speranza di un cambiamento radicale ma, quel che è certo, è che i cittadini dei Balcani stanno lanciando un messaggio forte e che ci si può aspettare che i boicottaggi contro il carovita continuino nelle prossime settimane.

East Journal

Dissenso del MIR per l’incontro di orientamento con l’esercito italiano al Liceo S. Pizzi di Capua

In relazione all’“incontro di orientamento formativo con Esercito Italiano”, cui sono  state chiamate a partecipare 14 classi quinte del Liceo Statale ‘Salvatore Pizzi’ di Capua (CE),  Ermete Ferraro, Presidente nazionale e Responsabile per Napoli del Movimento Internazionale della Riconciliazione ha inviato una nota al Dirigente Scolastico prof. Enrico Carafa, esprimendo dissenso per questo genere di attività, che rientra in una crescente iniziativa di militarizzazione della scuola italiana, contro cui il MIR, insieme a Pax Christi Italia, già dal 2020 aveva promosso la Campagna nazionale “Scuole Smilitarizzate”. e di cui continua ad occuparsi attivamente l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università,

“Pur riconoscendo che nella ‘convocazione’ delle quinte classi del Liceo ‘Pizzi’ il linguaggio utilizzato è insolitamente più diretto ed esplicito, affermando senza tanti giri di parole e retoriche affermazioni che si tratta di “percorsi guidati per l’arruolamento” – dichiara Ferraro  siamo sconcertati e preoccupati per l’improprio utilizzo degli istituti scolastici della Repubblica che “ripudia la guerra” per propagandare le forze armate e indirizzare i giovani ad un possibile inserimento occupazionale al loro interno”.

In uno spirito costruttivo, comunque, il M.I.R. si è dichiarato disponibile a un intervento formativo con alcune classi coinvolte in questo ‘incontro ravvicinato’ con l’Esercito, ma anche con i loro docenti, per offrire loro una prospettiva alternativa, nonviolenta e fondata sulla difesa civile.

 

MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione

Dissenso del MIR per l’incontro di orientamento con l’esercito italiano al Liceo S. Pizzi di Capua

In relazione all’“incontro di orientamento formativo con Esercito Italiano”, cui sono  state chiamate a partecipare 14 classi quinte del Liceo Statale ‘Salvatore Pizzi’ di Capua (CE),  Ermete Ferraro, Presidente nazionale e Responsabile per Napoli del Movimento Internazionale della Riconciliazione ha inviato una nota al Dirigente Scolastico prof. Enrico Carafa, esprimendo dissenso per questo genere di attività, che rientra in una crescente iniziativa di militarizzazione della scuola italiana, contro cui il MIR, insieme a Pax Christi Italia, già dal 2020 aveva promosso la Campagna nazionale “Scuole Smilitarizzate”. e di cui continua ad occuparsi attivamente l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università,

“Pur riconoscendo che nella ‘convocazione’ delle quinte classi del Liceo ‘Pizzi’ il linguaggio utilizzato è insolitamente più diretto ed esplicito, affermando senza tanti giri di parole e retoriche affermazioni che si tratta di “percorsi guidati per l’arruolamento” – dichiara Ferraro  siamo sconcertati e preoccupati per l’improprio utilizzo degli istituti scolastici della Repubblica che “ripudia la guerra” per propagandare le forze armate e indirizzare i giovani ad un possibile inserimento occupazionale al loro interno”.

In uno spirito costruttivo, comunque, il M.I.R. si è dichiarato disponibile a un intervento formativo con alcune classi coinvolte in questo ‘incontro ravvicinato’ con l’Esercito, ma anche con i loro docenti, per offrire loro una prospettiva alternativa, nonviolenta e fondata sulla difesa civile.

 

MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione

Dissenso del MIR per l’incontro di orientamento con l’esercito italiano al Liceo S. Pizzi di Capua

In relazione all’“incontro di orientamento formativo con Esercito Italiano”, cui sono  state chiamate a partecipare 14 classi quinte del Liceo Statale ‘Salvatore Pizzi’ di Capua (CE),  Ermete Ferraro, Presidente nazionale e Responsabile per Napoli del Movimento Internazionale della Riconciliazione ha inviato una nota al Dirigente Scolastico prof. Enrico Carafa, esprimendo dissenso per questo genere di attività, che rientra in una crescente iniziativa di militarizzazione della scuola italiana, contro cui il MIR, insieme a Pax Christi Italia, già dal 2020 aveva promosso la Campagna nazionale “Scuole Smilitarizzate”. e di cui continua ad occuparsi attivamente l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università,

“Pur riconoscendo che nella ‘convocazione’ delle quinte classi del Liceo ‘Pizzi’ il linguaggio utilizzato è insolitamente più diretto ed esplicito, affermando senza tanti giri di parole e retoriche affermazioni che si tratta di “percorsi guidati per l’arruolamento” – dichiara Ferraro  siamo sconcertati e preoccupati per l’improprio utilizzo degli istituti scolastici della Repubblica che “ripudia la guerra” per propagandare le forze armate e indirizzare i giovani ad un possibile inserimento occupazionale al loro interno”.

In uno spirito costruttivo, comunque, il M.I.R. si è dichiarato disponibile a un intervento formativo con alcune classi coinvolte in questo ‘incontro ravvicinato’ con l’Esercito, ma anche con i loro docenti, per offrire loro una prospettiva alternativa, nonviolenta e fondata sulla difesa civile.

 

MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione

Dissenso del MIR per l’incontro di orientamento con l’esercito italiano al Liceo S. Pizzi di Capua

In relazione all’“incontro di orientamento formativo con Esercito Italiano”, cui sono  state chiamate a partecipare 14 classi quinte del Liceo Statale ‘Salvatore Pizzi’ di Capua (CE),  Ermete Ferraro, Presidente nazionale e Responsabile per Napoli del Movimento Internazionale della Riconciliazione ha inviato una nota al Dirigente Scolastico prof. Enrico Carafa, esprimendo dissenso per questo genere di attività, che rientra in una crescente iniziativa di militarizzazione della scuola italiana, contro cui il MIR, insieme a Pax Christi Italia, già dal 2020 aveva promosso la Campagna nazionale “Scuole Smilitarizzate”. e di cui continua ad occuparsi attivamente l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università,

“Pur riconoscendo che nella ‘convocazione’ delle quinte classi del Liceo ‘Pizzi’ il linguaggio utilizzato è insolitamente più diretto ed esplicito, affermando senza tanti giri di parole e retoriche affermazioni che si tratta di “percorsi guidati per l’arruolamento” – dichiara Ferraro  siamo sconcertati e preoccupati per l’improprio utilizzo degli istituti scolastici della Repubblica che “ripudia la guerra” per propagandare le forze armate e indirizzare i giovani ad un possibile inserimento occupazionale al loro interno”.

In uno spirito costruttivo, comunque, il M.I.R. si è dichiarato disponibile a un intervento formativo con alcune classi coinvolte in questo ‘incontro ravvicinato’ con l’Esercito, ma anche con i loro docenti, per offrire loro una prospettiva alternativa, nonviolenta e fondata sulla difesa civile.

 

MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione

Dissenso del MIR per l’incontro di orientamento con l’esercito italiano al Liceo S. Pizzi di Capua

In relazione all’“incontro di orientamento formativo con Esercito Italiano”, cui sono  state chiamate a partecipare 14 classi quinte del Liceo Statale ‘Salvatore Pizzi’ di Capua (CE),  Ermete Ferraro, Presidente nazionale e Responsabile per Napoli del Movimento Internazionale della Riconciliazione ha inviato una nota al Dirigente Scolastico prof. Enrico Carafa, esprimendo dissenso per questo genere di attività, che rientra in una crescente iniziativa di militarizzazione della scuola italiana, contro cui il MIR, insieme a Pax Christi Italia, già dal 2020 aveva promosso la Campagna nazionale “Scuole Smilitarizzate”. e di cui continua ad occuparsi attivamente l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università,

“Pur riconoscendo che nella ‘convocazione’ delle quinte classi del Liceo ‘Pizzi’ il linguaggio utilizzato è insolitamente più diretto ed esplicito, affermando senza tanti giri di parole e retoriche affermazioni che si tratta di “percorsi guidati per l’arruolamento” – dichiara Ferraro  siamo sconcertati e preoccupati per l’improprio utilizzo degli istituti scolastici della Repubblica che “ripudia la guerra” per propagandare le forze armate e indirizzare i giovani ad un possibile inserimento occupazionale al loro interno”.

In uno spirito costruttivo, comunque, il M.I.R. si è dichiarato disponibile a un intervento formativo con alcune classi coinvolte in questo ‘incontro ravvicinato’ con l’Esercito, ma anche con i loro docenti, per offrire loro una prospettiva alternativa, nonviolenta e fondata sulla difesa civile.

 

MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione

Dissenso del MIR per l’incontro di orientamento con l’esercito italiano al Liceo S. Pizzi di Capua

In relazione all’“incontro di orientamento formativo con Esercito Italiano”, cui sono  state chiamate a partecipare 14 classi quinte del Liceo Statale ‘Salvatore Pizzi’ di Capua (CE),  Ermete Ferraro, Presidente nazionale e Responsabile per Napoli del Movimento Internazionale della Riconciliazione ha inviato una nota al Dirigente Scolastico prof. Enrico Carafa, esprimendo dissenso per questo genere di attività, che rientra in una crescente iniziativa di militarizzazione della scuola italiana, contro cui il MIR, insieme a Pax Christi Italia, già dal 2020 aveva promosso la Campagna nazionale “Scuole Smilitarizzate”. e di cui continua ad occuparsi attivamente l’Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università,

“Pur riconoscendo che nella ‘convocazione’ delle quinte classi del Liceo ‘Pizzi’ il linguaggio utilizzato è insolitamente più diretto ed esplicito, affermando senza tanti giri di parole e retoriche affermazioni che si tratta di “percorsi guidati per l’arruolamento” – dichiara Ferraro  siamo sconcertati e preoccupati per l’improprio utilizzo degli istituti scolastici della Repubblica che “ripudia la guerra” per propagandare le forze armate e indirizzare i giovani ad un possibile inserimento occupazionale al loro interno”.

In uno spirito costruttivo, comunque, il M.I.R. si è dichiarato disponibile a un intervento formativo con alcune classi coinvolte in questo ‘incontro ravvicinato’ con l’Esercito, ma anche con i loro docenti, per offrire loro una prospettiva alternativa, nonviolenta e fondata sulla difesa civile.

 

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